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I numeri della sanità mentale

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Il passato del tabù mentale

Nel passato, avere un disordine psichiatrico era motivo di vergogna per chi ne era affetto e per la sua famiglia. Oltretutto, ammettere di avere un disturbo mentale, ti rendeva pericoloso agli occhi delle persone; infatti, era opinione comune che un “matto” potesse far del male a sé stesso e, peggio ancora, a chi gli stava accanto. Ancora oggi questi retaggi continuano ad essere presenti, nonostante siano numerosi gli interventi attuati contro questo fenomeno di stigmatizzazione. Tutto ciò fa sì che le persone non ricorrano all’aiuto e al supporto necessario, da parte di professionisti della salute.

Terapie contemporanee, sfide giovanili e covid-19.

Oggi sono diverse le terapie messe in atto per ciascuna delle numerose patologie esistenti, che variano per sintomatologia e gravità. È molto frequente, anche tra i giovani, l’insorgenza di disturbi psichiatrici come ansia, depressione, stati di angoscia e agitazione anche cronica che spesso si manifestano con crisi di panico o dipendenze. Nella società di oggi, si è molto più esposti e probabilmente, non sempre si è in grado di gestire le emozioni, sia proprie che altrui. È noto, inoltre, che anche il lockdown e l’isolamento sociale dovuti alla pandemia del coronavirus abbiano influito sul benessere psicologico degli individui. L’incertezza del domani, la chiusura forzata ha incrementato di oltre il 25% i casi di depressione, stress, disturbi dell’umore, del sonno. 

I Limiti e le Prospettive del Supporto Finanziario e Governativo

Il più delle volte, questi disturbi risultano risolvibili con l’aiuto di un terapeuta, uno psicologo e questi professionisti hanno un costo non sempre accessibile a tutti. 

Si attesta che in Italia, tra il 2015 e il 2018, ciò che il governo ha speso per la salute mentale, si aggira intorno al 3,5% del fabbisogno sanitario nazionale; mentre nel 2019, nel periodo precedente alla pandemia, i valori erano del 3%. Nel 2022 il Governo Italiano ha stanziato circa 25milioni di euro nel tentativo di ridurre i danni causati dalla pandemia del coronavirus. Il “bonus psicologo” prevedeva una cifra di 600 euro per sostenere le spese delle sedute terapeutiche. Ciononostante, i fondi non erano sufficienti per coprire le spese di tutte le domande inoltrate; infatti delle 395mila ricevute, sono state accolte solo poche di più di 40mila. Per di più, a seguito di uno studio della commissione UE, si è evidenziato che delle quasi 400mila domande ricevute, ben 300mila provenivano da giovani di età inferiore ai 35 anni.

Nel 2023, dopo la Legge di bilancio, i fondi sono raddoppiati con il solo scopo di soddisfare più richieste possibili, ma ciò non è ancora sufficiente. In Europa, l’Italia è uno degli stati che si dedica meno alla salute mentale con il suo 3,4% della spesa sanitaria, a differenza di quei paesi che, invece, vi dedicano più del 10%. Credo che ad oggi, ci si sta muovendo nella maniera più ottimale per poter fronteggiare l’incremento o il peggioramento di disordini mentali, ma è necessario fare di più come ad esempio, aumentare le campagne di sensibilizzazione; incrementare gli interventi già attuati, come appunto, il bonus psicologo; erogare fondi da investire nelle strutture territoriali e nell’aumento del personale sanitario. La salute è un bene fondamentale e non va tralasciato. 

Fonti
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Maria Maruccia

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